6 marzo 2009
Venerdì 06 Marzo 2009
di SANDRO PAGLIA
C’è dolore, molto dolore, nell’abitazione dei familiari di Danilo Ciccarino, l’agente della polizia penitenziaria trovato morto carbonizzato nel rogo della sua auto lungo il rettifilo dell’asse industriale di Mazzocchio, a due passi dallo scalo ferroviario di Priverno-Fossanova. I dubbi, inevitabili, non contribuiscono a lenire quel dolore così intenso e a portare quella lenta ma inevitabile rassegnazione che segue gli eventi luttuosi.
Sono gli stessi familiari a pronunciarsi, diffidando fin d’ora quanti “fanno dello sciacallaggio sulla vicenda nonostante l’inchiesta della magistratura ancora in corso e quindi non conclusa” e poi, ripercorrendo le tappe della stessa vicenda, la signora Franca, mamma dell’agente della penitenziaria, spiega che “noi, in famiglia, non abbiamo nessun debito con alcuno, perché non esiste e – aggiunge – non è mai esistito”. Racconta invece di una volontà espressa da Danilo «una volta rientrato a Torino, di chiedere un prestito, attraverso l’Istituzione amministrativa carceraria, garantendolo con la cessione del quinto dello stipendio, per potersi costruire, quanto prima, una casa accanto a noi familiari». «Era questo quello che voleva fare Danilo, di altro non c’è proprio niente, sono tutte illazioni fuori luogo» conclude la donna.
Le ipotesi investigative avanzate dal Messaggero, facevano riferimento a indiscrezioni provenienti proprio da Torino dove la vittima avrebbe confidato ai colleghi la preccupazione per un prestito contratto da un familiare. Una circostanza evidentemente riferita ai carabinieri che, in presenza di possibile suicidio che presenta oggettivamente lati oscuri, si erano attivati. Tutto qui Intanto, però c’è una novità di rilievo sulla vicenda. I familiari di Danilo, intendono essere sottoposti al prelievo del loro Dna per essere confrontati con quello della persona morta nel rogo dell’auto con un proiettile nella testa.
«Vogliamo essere sicuri di non aver pianto un’altra persona. Per questo motivo – dice la donna e all’unisono i parenti presenti nella cucina al piano terra dell’abitazione al Frasso – attendiamo con fiducia i risultati dell’inchiesta della Procura». Ma da dove viene questo dubbio che aprirebbe nuovi scenari ancora più oscuri e inquietanti non viene riferito.
Inoltre tornando sul luogo della tragedia per deporre dei fiori, hanno riscontrato che vi sono ancora cumuli di cenere, pezzi dell’autovettura carbonizzati rimasti in terra senza che «nessuno abbia provveduto – dicono i familiari dell’agente – al loro prelevamento, perché forse utili all’indagine in corso», oltre che ripulire la carreggiata stessa dai resti della combustione di una persona. «E’ una cosa inaudita – dicono i familiari – davvero potrebbe trovarsi proprio lì Dna di una persona, ecco perché bisognava prelevare il tutto». Da qui l’atroce dubbio che sta facendosi largo di giorno in giorno nella famiglia di Danilo. Infine, una cosa che li ha colpiti profondamente durante i funerali a Fossanova “che dire poi che non si sono suonate le campane a lutto durante il funerale?